Anche ai passeri piacciono le nespole
(by Antonio Abbate)
“Sulla impervia montagna, in una caverna tra rocce inaccessibili, viveva un vecchio saggio”. Questa espressione e altre simili ricorrono spesso in fiabe e racconti per bambini. La saggezza si associa sempre all’età avanzata.
Ma perché il “vecchio saggio” risiede sempre in montagna o in una caverna oppure in una capanna nel bosco fitto e lugubre? Forse perché in città vecchi saggi non se ne trovano?
Fin dai tempi più remoti la saggezza si è ritenuta una caratteristica degli anziani. Nelle civiltà tribali il capo delle tribù era sempre supportato da un consiglio di saggi uomini anziani. Successivamente, in epoca storica, Roma istituì il Senato, importante organo politico formato da cittadini saggi e vecchi come indica la parola stessa.
Ma siamo sicuri che una qualità caratterizzante l’anzianità sia la saggezza?
Provate ad assistere ad una partita di carte fra anziani. Contestazioni ad ogni punto, proteste ad ogni giocata con offese estese anche ai familiari del giocatore.
Provate a seguire una partita di bocce. Pensate che gli anziani felici e sorridenti si rilassino e tranquilli ed educati giochino complimentandosi vicendevolmente?
Ogni partita è occasione di litigi e risse. Giocatori che cercano di barare sulle misurazioni, urla e offese per ogni boccia tirata male dal compagno di squadra. Uno spettacolo da vietare ai minori.
Altro luogo di incontro degli anziani sono gli orti sociali. Intelligente benemerita istituzione creata allo scopo di offrire agli anziani l’opportunità di stare all’aria aperta, fare attività fisica, rilassarsi a contatto della natura e familiarizzare, fare amicizie nuove, alleviare la solitudine che spesso li accompagna. Gli orti, nelle intenzioni di chi li ha istituiti dovrebbero essere un’oasi di pace dove gli orticoltori in amicizia tra loro e in serenità si dedicano alla coltivazione e al relax. Dovrebbero essere! Ma…
Era una mattina di inizio primavera, una di quelle meravigliose mattine chiare luminose che seguono ad una notte di temporali. Il cielo limpido, il sole tiepido, l’aria leggera fresca; gocce di pioggia ancora indugiavano sulle foglie e sui fili d’erba e scindevano i raggi del sole nei colori dell’arcobaleno. Era una di quelle giornate che invogliano gli assegnatari degli orti a riprendere i lavori sospesi nel corso dell’inverno. Come obbedendo ad un tacito richiamo tutti avevano raggiunto il proprio appezzamento per intraprendere i preparatori lavori primaverili in attesa delle semine. Di tanto in tanto una pausa consentiva loro di scambiarsi opinioni e idee sulle coltivazioni o su altri argomenti di loro interesse.
Franco interista acceso e poco obiettivo e Giuseppe milanista ma alquanto obiettivo per quanto un tifoso lo possa essere, parlavano di un argomento che insieme alla politica non dovrebbe mai essere toccato: il calcio.
L’interista insisteva da qualche minuto nella notissima tesi radicale contro la Juve a causa delle conosciute vicende di plusvalenze e corruzione. Alla fine, biasimando il comportamento della Juventus, concluse: “Disonesti e ladri, sanno vincere solo grazie ai favori arbitrali che pagano con orologi preziosi e automobili”.
“Ma no, diceva l’altro, i due scudetti non dovevano darveli, non li avete meritati anche alla luce di quel che poi è venuto fuori”.
Le affermazioni di Franco furono udite da Costanzo che per la Juve nutriva un amore esagerato; avrebbe dato la vita per la sua squadra.
“E voi sareste gli onesti, urlò verso l’interista; la tua squadra ha beneficiato di favori ancora più della Juventus e più di ogni altra squadra. Nulla è venuto fuori se non dopo la prescrizione perché le indagini dolosamente sono state affidate a giudici partigiani, ex interisti; a chi, guarda un pò, in passato aveva avuto incarichi nella dirigenza nerazzurra. E hai la faccia tosta di parlare, dovresti vergognarti.”
L’interista rispose con una risata ironica e aggiunse: “Anche agli uccelli piacciono le nespole”. Non l’avesse mai pronunziata!
Era una frase inventata al momento per irriderlo; o un proverbio che solo lui conosceva? Ma quale era il significato? Anche non comprendendo a cosa volesse alludere Franco, Costanzo che già provava rancore nei confronti dell’interista per altri personali motivi, si sentì profondamente offeso. L’ira gli arrossò le guance che divennero color vinaccia, gli occhi fiammeggiarono come brace. Afferrò un grosso sasso dal terreno e come un fulmine corse verso l’orto del nemico gridando: “Questa volta t’ammazzo”.
Chissà che guaio avrebbe combinato se la provvidenza non gli avesse messo sulla strada Angelo che in gioventù era stato un giocatore di rugby di buon livello. Per fermarlo si esibì in un placcaggio perfetto: si tuffò su di lui e afferratolo alle gambe lo fece rotolare per terra. Un ben riuscito placcaggio eseguito anche con un certo stile nonostante l’età.
Costanzo intontito dal colpo rimase per alcuni istanti con la faccia nell’erba poi lentamente si mise supino con gli occhi chiusi. Quando li riaprì intorno a lui si era già radunato un gruppetto di colleghi pronti a condannare il suo gesto eccessivo. Costanzo però li prevenne e disse: “Vi chiedo scusa non so cosa mi ha preso; ma avete sentito cosa ha detto? Comunque grazie Angelo per avermi evitato grossi guai anche se un colpo in testa glielo avrei dato volentieri. Sarà per la prossima volta”
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