CURIOSITÀ

IL Parcheggiatore

IL Parcheggiatore



(by Antonio Abbate) 

Dopo molta titubanza alla fine prenotai in un ristorante in centro città. In precedenza lì avevano pranzato alcuni miei conoscenti e si erano sperticati nel lodare il locale, il servizio e il menù, destando in me molta curiosità e la voglia di provarlo personalmente. Controllai anche le recensioni su internet; tutte ottime per quanto siano attendibili certe recensioni.

I dubbi mi derivavano solo dalla difficoltà di parcheggiare in quella zona. Pochi parcheggi e tanti locali.

Ci vado e con grande sorpresa nei pressi del ristorante, non avrei sperato tanto, trovo un posto libero sulle strisce blu a nemmeno trenta metri.

Inizio tranquillo la manovra di parcheggio ma lo Schumacher di turno arriva rombando e con una manovra spericolata me lo occupa.

Che faccio? Scendo dall’auto e mi metto a litigare?

Meglio non correre rischi. La cronaca è piena di litigi tra automobilisti finiti in modo violento.

Bene, anzi male!

Perso il parcheggio vicino al ristorante, mi metto a girare nella zona allontanandomi man mano. Finalmente un parcheggio con alcuni posti liberi.

Mi rincuoro perché non ci sarà da competere con nessuno anche se la lontananza, sarò ad almeno cinquecento metri dal ristorante, mi smorza l’entusiasmo. Sto per abbandonare l’idea di fermami ma mi arriva una botta di ottimismo: una passeggiata di cinquecento metri prima del pranzo mi stimolerà l’appetito e un’altra al ritorno mi aiuterà a digerire. Convinto, parcheggio.

Devo provvedere al pagamento. Sul parchimetro sono elencate le tariffe orarie: un euro per un’ora, due euro per tre ore, quattro euro per sette ore.

Dubbio amletico: saranno sufficienti tre ore? Devo tener conto della distanza, e se poi il locale è affollato, se il servizio è lento; non me la sento di rischiare di dover ritornare al parcheggio per fare un altro scontrino.

Opto allora per quattro euro per sette ore. Si, preferisco pagare di più per stare sereno anche se già so che se mi dovessi sbrigare in tre ore mi rammaricherei per aver speso inutilmente il doppio.

“La macchina dà il resto” c’è scritto a chiare lettere. Infilo una banconota da cinque euro che viene risucchiata velocemente. Esce subito lo scontrino e attendo il suono della moneta di resto, invano. Forse è scesa silenziosamente. Infilo la mano nella bocchetta del resto, non c’è nulla. Attendo ancora, comincio a spazientirmi, pigio a caso tutti i tasti esistenti, poi picchio sul parchimetro, gli mollo un calcio con la punta della scarpa. Un dolore lancinante all’alluce mi riporta alla realtà.

Ma cosa sto facendo, in fin dei conti si tratta di un euro, che vuoi che sia. Mi rassegno all’ulteriore esborso.

Espongo lo scontrino bene in vista sul cruscotto e mi avvio al ristorante, o meglio, cerco di avviarmi perché una voce gentile mi raggiunge.

Hei… signore…scusi, scusi.

Dice a me?

Si, a lei, scusi, va via senza pagare?

Senza pagare? Ben quattro euro, anzi cinque, ladri!

Lei ha pagato per il parcheggio, non per la custodia.

Ma lei chi è?

Sono il parcheggiatore abusivo titolare, non vede il cappellino?

Ah il cappello, ma questo è un parcheggio comunale con parchimetro, strisce blu; perché si è messo anche lei?

Parcheggi liberi non ce ne sono più, vuole impedirmi di esercitare la mia professione? Vuole affamare i miei figli?

Non ci penso nemmeno – gli dico – però penso: “Ma guarda che…sfacciato furfante”. E quanto ti dovrei dare?

Solo tre euro.

Ho un moto di disappunto ben visibile, perciò aggiunge:

Lei è libero di non pagare o di pagare meno.

Meno male, se posso non pagare, non pago, concludo precipitosamente.

Però se non paga può trovare le quattro gomme bucate, se paga due euro, uno specchietto rotto; con un euro uno specchietto e un fanalino. Sa, con questi teppisti che vanno in giro di notte!

Mi è chiaro che sto subendo un ‘estorsione. Il mio senso civico mi impone di chiamare i vigili, la polizia, per dare una lezione a questo delinquente. Ma i vigili verranno? E quando? E poi il tempo per il verbale e le lungaggini burocratiche. Rischio di perdermi la serata.

Faccio ciò che non si dovrebbe: Mi hai convinto, eccoti tre euro. Posso stare sicuro?

Tranquillo, con la mia sorveglianza, la macchina sarà intatta, se la trova però, perché non rispondo per il furto per quello tanto c’è l’assicurazione.

E’ proprio da galera.

Mi avvio verso il ristorante lasciandolo a continuare indisturbato nei suoi traffici illegali.

Buona serata signore!

Ho il dubbio che mi stia anche prendendo per i fondelli.

Che faccio reagisco? Ma no! Ho abbozzato fino ad ora e continuo ad abbozzare.

Per come si pone mi risulta anche simpatico, furfante ma simpatico.

“Grazie, altrettanto” gli rispondo.


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