CURIOSITÀ

La Madonna del Dolore

La Madonna del Dolore



La Madonna Del Dolore

(by Antonio Abbate)
 
Appena alzato capii che sarebbe stata una bella giornata di primavera. Mi affacciai alla finestra e vidi un cielo azzurro terso senza un’ombra di nuvole; non un alito di vento. Il sole ancora basso da sembrare appollaiato sulla cima del monte già era piacevolmente caldo. Iniziava una di quelle giornate che non si può trascorrere in casa.
Feci in fretta colazione ed uscii con i miei bastoni anche se era mia intenzione passeggiare in tranquillità percorrendo facili sentieri. Mi avviai perciò verso la periferia alta del paese, verso la località detta “miniere”.
Camminavo da circa venti minuti tra nuove villette curatissime e case contadine con balconi dai quali scorrevano cascate di gerani, quando giunsi ad una sterrata all’imbocco della quale una freccia segnaletica di legno indicava con lettere sbiadite dal tempo la direzione verso “ tre colli”.
Avevo sentito già parlare di questa località in termini più che positivi e decisi subito di raggiungerla. Il sentiero che inizialmente era abbastanza largo da permettere anche il passaggio di carri o mezzi motorizzati, era in alto su un pendio che scendeva a sinistra vertiginosamente a valle andando a formare un angolo acuto con il costone della montagna di fronte, su cui le case del paese sembravano esser state incollate ad altezze variabili come le casette del presepe. A destra invece erano visibili alcuni piccoli cancelli di accesso ad abitazioni turistiche
nascoste totalmente dalla vegetazione.
Seguiva un recinto molto ampio in cui pascolavano una dozzina di caprette che appena
mi videro mi corsero incontro belando dolcemente. Giunte alla rete di recinzione, alcune vi appoggiarono le zampe anteriori per sporgere la testa fuori, verso di me.
Era una chiara richiesta di cibo. Raccolsi per le caprette una manciata d’erba fresca. Mangiavano avidamente dando testate a quelle che tentavano di partecipare al banchetto sottraendo qualche filo d’erba. Non ho mai capito perché si azzuffassero per un poco d’erba simile a quella che avevano a disposizione nel recinto in grande quantità.
Pochi passi dopo chiusi in una staccionata di pali di legno, sostavano tre asinelli dal mantello di tre tonalità di marrone. Indolenti e diffidenti, al mio avvicinarmi alzarono la testa per un attimo indirizzandomi uno sguardo interrogativo. Poi come se avessero ricevuto un comando simultaneo si avviarono lentamente verso la stalla.
Il sentiero iniziale terminava dopo una curva contro un robusto cancello in ferro chiuso a difesa di una ricca proprietà.
Seguii allora un sentierino molto stretto che principiava al centro della curva costeggiando una grande casa colonica circondata da una rete di metallo a maglie larghe e da una siepe di bosso. Dall’interno del recinto un botolo nero come il carbone, abbaiava con veemenza verso di me. Pensai che forse gli risultavo antipatico.
Dopo poco me lo ritrovai fra i piedi. Mi annusò le scarpe, fece un giretto nelle vicinanze marcando il territorio quindi si fermò a cinque passi da me. Mi aveva scelto come
compagno di escursione. Appena mi mossi si avviò con me precedendomi. Ogni tanto scompariva nell’erba alta attirato da qualche animaletto, per ricomparire più avanti scodinzolando allegramente per rassicurarmi: “Mi ero allontanato solo per un momento, ora sono qui con te”. Il sentiero si snodava tra prati fioriti e boschi di faggi e abeti. Le prode erano punteggiate di fiori primaverili. Le piccole piante di fragole selvatiche già mostravano frutti acerbi.
La passeggiata in compagnia del bastardino, durò non più di venti minuti, finché il sentiero sfociò su una distesa erbosa quasi circolare simile ad una calotta sferica, la cima arrotondata della collina. Il sole splendeva alto e mancando lo schermo degli alberi, colpiva direttamente con raggi caldi ed abbaglianti. Già pensavo di rientrare quando il mio sguardo si posò su di una edicola votiva simile alle tante che si trovano sui monti e nelle valli della bergamasca. Mi avvicinai per curiosità ma con la certezza di trovarvi una brutta effigie di qualche santo.
Restai invece molto colpito dall’immagine della Vergine che vi era ritratta: una “Pietà” molto diversa dalle tantissime note a quanti sono interessati anche minimamente all’arte pittorica. Una Madonna sconvolgente per i tratti dolenti ed angosciati del suo viso. Non era indicato l’autore né io so se era una icona originale o copiata da altra immagine. Conosco solamente i sentimenti e le sensazioni che suscitò in me quella visione. 
 
Sovente Maria viene raffigurata bella e giovane anche nelle “Pietà”, atteggiata in un dolore dignitoso di madre afflitta per la morte del figlio ma sorretta dalla certezza della resurrezione, antitesi di questa più realistica immagine votiva.
Una mamma anziana quasi vecchia, distrutta da un dolore insopportabile, con la bocca aperta in una disperata richiesta di aiuto, una donna sopraffatta dall’immenso dolore che prova per l’unico amatissimo figlio oltraggiato, vilipeso, torturato ed ucciso nel modo più ignominioso e doloroso. 
 
Una mamma in preda allo smarrimento che non sa più a cosa credere e dubita anche del messaggio angelico:”Benedetto il frutto del tuo seno…” “A questo ha portato la sua benedizione. Questo risultato ha ottenuto la mia immediata obbedienza.
Così è stato ripagato il coraggio e l’abnegazione di Giuseppe che si è esposto ai pregiudizi e al disprezzo e al riso dei parenti e dei conoscenti per avere accettato una donna ingravidata dallo Spirito Santo. Chi avrebbe potuto crederlo!” E adesso ogni certezza vacilla: “Ma allora Signore qual era la tua promessa? Non capisco più di quale disegno mi ha voluto partecipe se mi hai distrutta nell’animo e nel corpo con il più acerbo dolore che una mamma possa sperimentare.”  Rimasi in un meditare assorto, condolendomi per la sofferenza di quella mamma, rappresentazione universale del dolore di tutte le mamme del mondo. Quando mi ripresi dall’emozione volsi lo sguardo intorno a cercare il cagnolino. Non c’era più. Stanco di attendere aveva ripreso da solo la passeggiata o aveva cercato un compagno più dinamico ed efficiente.
Ritornai sui miei passi e quando ripassai nei pressi della casa colonica, il cane era all’interno del recinto, ma non abbaiò né mi degnò della minima attenzione, evidentemente insoddisfatto della mia noiosa compagnia.
 

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