2259 - Quartiere CECA
La CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nacque nel 1951 e comprendeva Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Viene considerata un organo precursore della CEE (Comunità Economica Europea), istituita con il Trattato di Roma del 1957. Nel 1953 l’Alta Autorità della CECA affidò al gruppo di architetti BBPR (Banfi, Barbiano di Belgioioso, Peressutti, Rogers), in rappresentanza dell’Italia, il compito di definire nuove tipologie abitative per i lavoratori dell'industria siderurgica, rispondenti alle mutate condizioni politiche ed economiche. Si dovette rinunciare al progetto iniziale di prefabbricazione pesante basata su un abaco di elementi standardizzati, declinabili secondo le specificità climatiche di ogni paese, e si adottarono sistemi costruttivi tradizionali, inserendo alcuni elementi standardizzati in acciaio e godendo di un finanziamento degli Stati Uniti d’America di mille dollari per ogni abitazione.
Tra il 1955 e il 1957 il gruppo BBPR progettò un quartiere-pilota di cinquanta abitazioni che venne realizzato a Sesto San Giovanni tra le vie Catania e Pisa. Si proponeva uno sviluppo del tipo della casa a schiera: gli edifici erano tutti a due piani fuori terra, alcuni con alloggi duplex, altri con due appartamenti sovrapposti. Nel secondo caso la scala d’accesso al piano superiore, accostata alle facciate cieche, diventava un elemento compositivo che arricchiva il disegno del quartiere. L’originalissima pianta degli edifici, composta da due trapezi isosceli accostati lungo la base minore a formare una figura a farfalla, era studiata per consentire una grande varietà di aggregazione delle unità di base, al fine di evitare la monotonia tipica delle case a schiera e di ottenere una ricchezza di spazi aperti, capace di compensare la limitatezza dei mezzi costruttivi impiegati. Poco dopo lo studio BBPR utilizzò la medesima conformazione a farfalla delle abitazioni per il quartiere CECA «Le Loggette» a Napoli e per il quartiere IACP «Moriggia» a Gallarate in provincia di Varese.
Gli edifici furono realizzati in muratura portante, le facciate a intonaco civile tinteggiato di bianco, le coperture a falde, con manto in coppi, i serramenti: in acciaio, con persiane in legno. Nel corso degli anni numerose unità residenziali furono gravemente alterate e la maggioranza dei materiali di finitura interna ed esterna fu rimossa. Nel 2020 una delle abitazioni unifamiliari fu ristrutturata dallo studio di progettazione SAO, che modificò la ridistribuzione interna, ampliò cucina e bagno, dotò la facciata esterna di cappotto termico e usò per le finiture interne sfumature di colori chiari.
Bibliografia:
PERESSUTTI Enrico, Case della C.E.C.A. per gli operai siderurgici, in Edilizia popolare 7 (1955), 16-19.
Nucleo residenziale operaio a Sesto San Giovanni, in Casabella-Continuità 216 (1957) 36-41.
GRANDI Maurizio e PRACCHI Attilio, Milano, guida all'architettura moderna, Lampi di Stampa, Milano 2011.
BRAMBILLA Paolo, GUIDARINI Stefano e MOLINARI Luca, Lo studio BBPR e Milano, RCS, Milano 2014, pp. 44-46.
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