CURIOSITÀ

Una singolare proposta

Una singolare proposta



(by Antonio Abbate) 

Oltrepassati i tornelli della stazione del metrò, Bruno sui diresse verso sinistra per prendere la scala mobile che l’avrebbe fatto uscire nei pressi della sua auto parcheggiata lì nelle vicinanze.
Appena sbucò in strada, ebbe una sgradevole sorpresa: sul parabrezza della sua auto c’era un plico che gli sembrò un verbale dei Vigili Urbani. “Questi vigili sono implacabili non ti risparmiano in nessuna circostanza e in nessun luogo”.
Bruno lavorava in una banca con sede in centro a Milano. Aveva per poco tempo, all’inizio dell’impiego, adoperata l’auto per recarsi al lavoro ma aveva presto capito che andare in centro in automobile nell’ora di punta sarebbe stato un suicidio.
Per percorrere meno di otto chilometri impiegava più di un’ora, tutta a passo d’uomo con un continuo cambio di marcia. Prima e seconda, prima e seconda…
Aveva allora optato per un percorso misto. In automobile fino alla più vicina stazione della metropolitana, con questa poi fino al centro città. Se la cavava in trentacinque minuti.
Saltando giù dal letto alle sette, riusciva ad arrivare al lavoro entro le otto e trenta.
Una sua conoscente faceva lo stesso percorso però in bus e metrò.
Questa giovanile signora esercitava un certo fascino su Bruno che perciò quando, passando con la sua 127 color crema al limone, la notava in attesa del mezzo pubblico le offriva un passaggio fino alla metropolitana.
In tali circostanze, giunto alla stazione e dopo aver parcheggiato, Bruno lasciava celermente il posto guida e si precipitava ad aprire la portiera all’amica. Non per galanteria lo faceva ma perché la porta dall’interno non si apriva e non voleva che l’amica scoprisse che la sua auto era un catorcio.
Raggiunta la macchina Bruno emise un sospiro di sollievo. Non era una multa per divieto di sosta ma poggiata sul parabrezza c’era solo una comune busta da lettera.
L’aprì e tirò fuori un biglietto scritto a mano: “Sono Ingrid, vorrei conoscerti, chiamami a questo numero”.
Bruno gongolò, la sua autostima crebbe a dismisura e, tra il serio e il faceto, pensò: “Sono un uomo con grande sex appeal se anche una sconosciuta mi chiede un appuntamento”.
Dopo poco ci ripensò: “e se fosse un tranello, una trappola?”
Questa preoccupazione gli venne poiché aveva letto nella cronaca del Corriere un articolo che parlava delle malefatte di una coppia di stranieri. La moglie seduceva un uomo e lo portava in casa; al momento clou si presentava il marito che menava e rapinava l’ingenuo malcapitato.
Bruno pensò che sarebbe stato meglio non correre rischi e di non dare seguito all’invito.
Si mise in tasca la lettera, mise in moto la macchina e si avviò verso a casa.
Si dimenticò presto di quella lettera fino a che, trascorso più di un mese,
una domenica, mentre ancora si tratteneva a tavola, squillò il telefono in soggiorno.
Sbuffando per essere stato costretto ad alzarsi da tavola ancora prima del caffè, andò a rispondere.
“Pronto” bofonchiò con voce impastata, effetto dell’abbondante pranzo e del vino che l’aveva accompagnato.
“Sono Ingrid”
“Chi”?
“Sono la ragazza che ti ha lasciata la lettera sul parabrezza”.
“Ah…si scusa me ne ero dimenticato”.
La donna gli disse che si aspettava almeno una telefonata di rifiuto o di conferma. La conversazione si protrasse per alcuni minuti. Lei gli rivelò che partendo dalla targa era risalita al numero di telefono. Lui si scusò dicendole che aveva deciso di non telefonarle temendo un pericoloso inganno. Forse anche lei era a conoscenza di episodi sgradevoli e pericolosi; di uomini che avevano accettato inviti da donne sconosciute e di mariti o presunti tali che con minacce e violenza fisica li avevano rapinati e menati. Ma Ingrid continuava ad insistere perché si incontrassero e questa insistenza aumentò in lui la curiosità di conoscerne la motivazione. Per questo non le rivelò di essere un uomo sposato, circostanza questa che con molta probabilità avrebbe chiuso la telefonata.
La moglie che aveva seguito la conversazione fin dall’inizio, forse per mettere alla prova la sua fedeltà, lo esortò ad andare a conoscerla così avrebbe chiusa la questione.
“Senti Ingrid, vediamoci ma non a casa tua, nel bar quello che apre tre vetrine su viale Monza”.
La ragazza accettò, fu stabilito l’orario dell’incontro e le modalità per riconoscersi.
“Io indosserò una mini beige e una camicetta bianca”
“Io terrò in mano la tua lettera”.
Si incontrarono alle diciotto di quella domenica. Lei era seduta nel bar in un angolo appartato. Bruno entrò nel bar tenendo bene in vista la lettera di Ingrid. Lei lo riconobbe e gli fece cenno di avvicinarsi. Gli strinse calorosamente la mano e gli sorrise contenta. Ordinarono due bibite e iniziarono a discorrere.
Bruno era curioso di sapere perché tra tanti aveva scelto lui, forse per sentirsi dire che era affascinante.
Ingrid gli spiegò che recandosi anche lei ogni giorno alla metropolitana alla stessa ora di Bruno l’aveva notato e le era piaciuto.
Lei cercava un tipo che fosse l’opposto del suo robusto e rozzo fidanzato. Bruno era magro, con gli occhiali, fine, ciò che il fidanzato non era. Poi una mattina, quando era arrivato con una signora bionda ed era sceso ad aprirle la portiera, era stata completamente conquistata dalla sua galanteria. Il suo Rocco al massimo le avrebbe data uno spintone perché si affrettasse a scendere; non era cattivo, no, anzi era buono ma era fatto così un po' rude.
“Ma se l’uomo ce l’hai che cosa cerchi?”.
“Adesso ti spiego”.
Gli spiegò quale era il suo piano.
Era fidanzata con Rocco da molti anni e non si era mai fatto domande ma da quando ultimamente le aveva chiesto di sposarla era andata in crisi e si faceva domande su domande. Aveva conosciuto un solo uomo, lui Rocco e anche in senso biblico e non avrebbe voluto che sposandolo commettesse un errore e che la vita matrimoniale si rivelasse un inferno come era già successo a una sua amica.
Era il suo uomo ideale? Quello che condivideva con lui era l’amore quello con la A maiuscola? Forse sarebbe stata più felice con un uomo diverso?
Il suo piano era sperimentare l’amore con un tipo completamente diverso da Rocco per un certo tempo; un uomo gentile, magro, garbato, educato, con aria da intellettuale.
“Quindi hai scelto me per il tuo esperimento” concluse Bruno.
“Proprio per questo” confermò Ingrid.
“E se alla fine della sperimentazione l’uomo cavia ti piacesse più del tuo ragazzo?”.
“Lascerei Rocco per stare con lui”.
“Potrebbe anche non volerti”.
“Cercherei un altro come lui e non come l’attuale fidanzato”.
Rimasero ancora nel bar a parlare fino a che lei gli chiese: “Ancora pensi che io possa essere una di quelle donne che avvicinano gli uomini per rapinarli?”.
“Proprio no, si vede che sei una ragazza pacifica anche se con qualche idea particolare!”
“Allora possiamo andare a casa mia, temo di aver lasciato, nella fretta di uscire, un fornello della cucina acceso; abito in un monolocale in zona, da sola, i miei sono a Torino”.
“Andiamo” le rispose.
Lo condusse in una traversa a poche decine di metri dalla stazione della metropolitana, in una piccola palazzina a due piani. Il monolocale era spazioso, confortevole e ben illuminato.
“Eccoci qui” disse lei accompagnando le parole con un sorriso.
“Eccoci qui” rispose lui con un sorrisetto imbarazzato.
Mentre Ingrid preparava un caffè, lui ebbe modo di osservarla nei particolari.
Era una ragazza piacente, di media altezza, carnagione chiara, formosa in modo giusto, sorriso piacevole. Non era perfetta, c’era qualche piccolo difetto come il naso un poco schiacciato che però le metteva simpatia e le gambe non proprio proporzionate alla lunghezza del tronco. Tuttavia a questa disarmonia sopperiva con un discreto tacco che ristabiliva le giuste proporzioni.
Bruno pensò alla moglie e alla serena convivenza con lei e decise che non avrebbe per nulla ceduto alle eventuali lusinghe della ragazza. Anzi prevenne la richiesta esplicita della donna di iniziare subito a provare con un altro uomo.
“Senti Ingrid non ti ho ancora detto un particolare non irrilevante, io sono sposato”.
La ragazza tradì un’espressione di forte delusione.
“L’avessi saputo non ti avrei lasciato la lettera; non porti la fede e ti ho creduto libero. Allora non se ne fa niente anche se un po' mi dispiace. Non sono una sfasciafamiglie. Però un bacio me lo puoi dare”,
Ciò detto si accostò a Bruno e lo baciò appassionatamente; poi l’accompagnò alla porta. Il bacio aveva avuto confuso le idee a Bruno che quasi quasi ci ripensava. Rimase fermo sull’uscio qualche istante per chiarirsi le idee ma Ingrid chiuse la porta e decisa lo salutò con un netto: “A non rivederci”.


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