8015 - Galli Mario
Mario Galli (Sesto San Giovanni, 30/10/1906 - Lechemti, oggi Nekemte, Etiopia, 27/06/1936) è stato un miliare e aviatore italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria per la sua morte durante una missione in Etiopia.
Dopo aver conseguito il diploma in fisico-matematica presso il Regio Istituto Tecnico di Genova, si iscrisse nel 1924 alla Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Genova. Nel 1925 si arruolò nella Regia Aeronautica e iniziò a frequentare la Regia Accademia Aeronautica di Caserta. Nel 1926 fu nominato aspirante ufficiale osservatore d'aeroplano e nel 1928 ottenne il brevetto di pilota presso la Scuola caccia di Furbara (presso Cerveteri).
Nel 1930 fu inviato in Cirenaica, dove fu decorato di una Medaglia d'argento al valor militare durante le operazioni di controguerriglia. Rientrato in Italia nel 1931, fu assegnato al Centro sperimentale di Montecelio. Promosso capitano l’anno dopo, passò al 3°stormo caccia terrestre e fu assegnato dapprima all’Aeroporto di Bresso e poi a quello di Centocelle.
Il 29 marzo 1936, destinato all’Aeronautica dell’Africa Orientale, si imbarcò a Genova sbarcando a Massaua l’8 aprile e fu assegnato alla 34^ squadriglia da ricognizione tattica. Tra il 26 e il 27 giugno 1936 partecipò a una spedizione aerea, guidata dal generale Vincenzo Magliocco, che portò due bombardieri Caproni Ca.133 e un ricognitore IMAMA Ro.37 ad atterrare e accamparsi per la notte sull'aviosuperficie di Bonàia, nei pressi di Lechemti, nella regione occidentale dell'Etiopia. Gli aviatori italiani furono attaccati di sorpresa e uccisi da un gruppo di guerriglieri Amhara (popolazione locale), guidato da ex allievi della scuola militare di Olletà, i quali diedero anche alle fiamme i tre aerei della spedizione.
La motivazione della decorazione con la Medaglia d’oro recitava: «Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato fra i pionieri dell'Italia imperiale, chiedeva con generosa insistenza di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare col simbolo del tricolore il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l'impari combattimento per difendere fino all'estremo sacrificio la bandiera della Patria. Lekempti, 27 giugno 1936».
A ricordo della strage nel febbraio 1939 il viceré d'Etiopia Amedeo d'Aosta e il ministro delle Colonie Attilio Teruzzi inaugurarono a Lechemti un monumento ai caduti dell'eccidio, già commissionato da Rodolfo Graziani e portato a termine dal governatore Pietro Gazzera. Sempre sul luogo venne eretto un cippo con i nomi delle vittime incisi su una lamiera vicino alla carcassa di uno degli aerei bruciati. Con la sconfitta delle forze italiane durante la campagna dell'Africa Orientale contro le forze britanniche e la successiva restituzione del trono d'imperatore ad Hailé Selassié, i resti degli aerei e il memoriale furono distrutti.
A Mario Galli fu intitolata la scuola primaria di via Podgora. Come ricorda una targa, in questo edificio furono imprigionati sia i giovani che rifiutarono la chiamata alle armi per la milizia della Repubblica di Salò, sia i lavoratori catturati a seguito degli scioperi nelle fabbriche contro la dittatura nazifascista. Dopo la Liberazione, negli stessi locali della scuola fu istituito un campo di concentramento in cui operò per qualche tempo un Comitato di epurazione.
Bibliografia:
LIOY Vincenzo, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica (1919-1937), vol. 2, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1965.
FRASCHETTI Alessandro, La prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia 1884-1925, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, Roma 1986.
FERRANTE Ovidio, Lekemti. La Kindu della Regia Aeronautica, in Rivista Militare, febbraio-marzo 2006, 80-87.
SGARLATO Nico, Le Aquile dell'Impero, in Ali di Gloria, aprile-maggio 2012.
Consulta il video dell' Inaugurazione del monumento ai caduti di Lekemti (Giornale Luce B1463), 15 febbraio 1939:
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