CURIOSITÀ

La Centenaria

La Centenaria



…la lunga vita di Donna Assunta…. 

(by Antonio Abbate)

La preghiera di donna Assunta terminava sempre con la stessa richiesta: ”Madonna mia, fammi vedere le mie figlie sistemate”.
Sistemare le figlie per lei voleva dire trovare un marito ricco che le mantenesse nell’agiatezza in modo che non fossero costrette dalla necessità a lavorare né in casa né fuori e nell’ozio diventassero belle grasse. Misurava infatti la riuscita di un matrimonio dalle rotondità raggiunte dalla donna e per indicare una moglie felice, usava dire nel suo caratteristico idioma: ”sta bella chiatta, chiatta "ncopp a seggia” (grassa, grassa seduta sulla sedia).
Donna Assunta a quarantaquattro anni era già vedova con ben cinque figli da mantenere.
Don Pasquale se n’era andato da un momento all’altro con un infarto, lasciandola nell’angoscia e senza risorse.
Si erano conosciuti e dichiarati in campagna.
Pasquale commerciante all’ingrosso di frutta e ortaggi, era andato a visionare un campo di patate che intendeva acquistare. Aveva già notata Assunta in qualche occasione e gli era piaciuta ma, quel giorno in campagna, gli era sembrata uno splendore. La gonna tirata sulle ginocchia, la camicetta aperta sul reggiseno, appoggiata al manico della vanga, sembrava una divinità campestre.
Vedendo che Pasquale si avvicinava, lasciò scendere la gonna alle caviglie e con una mano si strinse la camicetta sul seno.
Don Pasquale aveva il viso cotto dal sole che sembrava di bronzo. Perle di sudore gli colavano giù dalla fronte lungo il viso.
Lei lo precedette nel saluto e con tono poco amichevole e risoluto gli disse: ”Buon giorno, che volete?”
”Volevo parlare con vostro padre; pensavo fosse nel campo” fu la risposta.
“Posso riferire, se dite a me”.
Pasquale restò qualche attimo in silenzio, pensieroso come se dovesse assumere un’importante decisione e intanto la fissava con i suoi occhi ammaliatori e poi rispose:
“Volevo dirgli delle patate ma anche che mi piacete e che vi voglio sposare.”
Un rossore conquistò il bel volto severo e abbronzato di Assunta che sin strinse ancor più la camicetta sul seno destinatario privilegiato degli sguardi dell’innamorato, quasi temesse un’ improvvisa audace carezza, poi, per celare a Pasquale il suo turbamento, si allontanò di corsa e da lontano gridò: ”Questo a lui dovete dirlo voi di persona; io intanto ci penso”
Assunta avrebbe detto subito sì perché Pasquale era bello, robusto e ammaliatore e, dicevano, di famiglia ricca. Un unico neo: aveva fama di essere troppo attratto dalle donne ma questo aspetto la preoccupava e la lusingava allo stesso tempo perché tra tante aveva scelto per il matrimonio proprio lei che, da quando l’aveva visto per la prima volta, lo aveva posto nel suo cuore e nei suoi sogni.
In realtà, Pasquale era benestante ma non ricco, figlio di secondo letto di un facoltoso (lui sì) e stimato professionista di un paese vicino che rimasto vedovo si era invaghito di una giovane e prosperosa popolana, la mamma di Pasquale, che si recava in casa sua come domestica. Un vero signore, aveva riferito ad Assunta una sua amica, che abitava in un palazzo con portone di legno massiccio decorato con borchie di bronzo, col cortile lastricato di pietra lavica, col giardino che aveva viali che convergevano su una fontana zampillante su una vasca circolare circondata da panchine di marmo.
Purtroppo il padre di Pasquale era deceduto quando lui era ancora piccolo ed i fratellastri, già adulti, si appropriarono di tutta l’eredità.
Pasquale aveva fama di essere molto generoso e soprattutto con le sue lavoranti alle quali elargiva frutta, danaro e volentieri sesso.
Anche dopo sposato, aveva conservato queste abitudini, sperperando i suoi guadagni sicché, alla sua morte, nemmeno la casa in cui abitava era di suo proprietà.
Assunta avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per provveder alle necessità familiari, ma per un insano orgoglio mai volle svolgere alcun lavoro.
Era stata moglie di don Pasquale! Lavorare sarebbe stato disonorevole. Anche se vedova era sempre donna Assunta! Piuttosto sarebbero morti tutti di fame.
Per fortuna nessuno morì grazie agli aiuti in natura e denaro di un’unica generosa parente, elargiti fino a quando la primogenita, terminati gli studi superiori, assunse un impiego e anche grazie alle polpette del giovedì di una sorella di Pasquale. Da questa le figlie di Assunta si recavano ogni giovedì anche senza essere state invitate, disinteressandosi del malumore che scatenavano nel tirchissimo e burbero marito della zia. La fame era più forte della soggezione.
Assunta dimagriva e invecchiava precocemente nel dolore, nelle preoccupazioni giornaliere e nel ricordo del marito al quale, di tanto in tanto, rimproverava di averla tradita in vita e lasciata poi sola con tanti figli da mantenere e per questo gli augurava parecchi anni di purgatorio.
Mentre chiedeva al cielo la sistemazione delle figlie, si preoccupava per i figli maschi per i quali temeva disgrazie, rapimenti e soprattutto, il matrimonio.
Col tempo tutti i figli si sposarono, anche i maschi.
I generi le erano più o meno indifferenti ma le nuore, quelle le odiava.
Quando nacque la prima nipotina le fu affidata perché entrambi i genitori erano troppo presi dal lavoro.
La bambina piangeva spesso e la nonna la cullava tenendola in grembo e la dondolava velocemente su una sedia impagliata e intanto rivolgeva alla Vergine Santa la sua preghiera:”…fa che veda la mia nipotina sistemata.”
Figli, generi, nuore avevano tutti un lavoro dignitoso come dipendenti o professionisti.
Donna Assunta, dopo tanto patire era ringiovanita, avrebbe potuto ritenersi soddisfatta e vivere finalmente serena circondata dalla belle e numerosa parentela. Invece era scontenta: ”il cugino si costruisce una villa… il marito della figlia di mia sorella fa i milioni con la sua azienda e sua moglie ingrassa in casa…”
Di lamento in lamento passarono gli anni e la nipote divenne donna e anche lei si sposò ma senza ingrassare. Da ciò dedusse che anche lei non aveva avuto una buona sorte; infatti era ”costretta” a insegnare anziché essere mantenuta dal marito.
Giunse anche la pronipote e donna Assunta la tenne in braccio al battesimo, prossima ai novant’anni.
Mentre il prete recitava la formula di rito:”io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, lei pregava a suo modo:”Vergine Santissima fa che veda questa piccina sistemata”.
Dagli anni novanta in poi fu un veloce declino: prima una malattia seria, per lei che non aveva sofferto altro che la fame e poi l’inesorabile deterioramento fisico e mentale che, in genere, accompagna l’età avanzata.
Si avvicinava comunque al singolare traguardo dei cento anni. Un secolo sulle spalle pesa davvero ma lei, benché costretta a letto, continuava a tiranneggiare figli e badanti.
Il giorno del centesimo compleanno fu festa grande con tutta la famiglia riunita: figli, generi, nipoti e pronipoti.
Seduta a capotavola nell’elegante ristorante, inizialmente aveva un’aria assente e triste,. Si guardava intorno come se non capisse nemmeno dove si trovava.
Poi assaggiò qualche boccone e sollecitata da figli e nipoti iniziò a dire qualche parolina e a dispensare piccoli sorrisi con una dolcezza che mai le era stata congeniale e, quando la nuora più invisa, quella che le aveva sottratto il figlio preferito, raccontò di una telefonata ricevuta dalla futura suocera al tempo del suo fidanzamento, donna Assunta trovò la forza per indirizzarle a lungo il gesto delle corna con il braccio ben teso.
La torta del centenario, bellissima, tutta composta di delizie al limone legate dalla crema chantilly la rianimò ulteriormente.
C’era una sola candelina da spegnere e per non stancarla la spense la figlia maggiore.
Lei mostrò disappunto indirizzandole una sguardo ostile e rancoroso.
La candela fu riaccesa e lei la spense al primo soffio sorridendo agli applausi scroscianti che ne seguirono.
Per complimentarsi, le si avvicinò una nipote venuta da lontano per festeggiarla e le presentò la sua bambina di pochi mesi.
“E’ mia figlia” le disse “è una vostra pronipote”.
Lei storse leggermente le labbra abbozzando un timido sorriso e le fece una carezza con un dito.
Si fece poi il segno della croce e sembrò assopirsi e tutti sussurravano”E’ stanca, non ce la fa più; è alla fine !sono cento anni!”
Donna Assunta si era invece raccolta in preghiera, la solita.
Soltanto,questa volta, aveva associato alla Madonna un secondo destinatario della supplica perché la richiesta che stava per fare era piuttosto ardua:”Santa vergine e Padre Pio fate che possa vedere sistemata anche questa bambina”.


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