2257 - Casine Breda
A partire dal 1910 la Società italiana Ernesto Breda (Sieb) “si preoccupò vivamente del problema concernente le abitazioni per i suoi impiegati ed operai, ed in quell’anno costruì in Sesto San Giovanni, in località adiacente ai suoi stabilimenti, un primo gruppo di case a più piani” (La società italiana Ernesto Breda …, 1936, p. 115), iniziando un vasto programma edilizio di abitazioni per i suoi dipendenti (vedi 2615). Dopo questo primo nucleo abitativo di sei fabbricati, costruiti in via Venezia 25 e progettati dell’architetto Giovanni Broglio (vedi 8016) sul modello del quartiere Rottole dell’Umanitaria a Milano, tra il 1920 e il 1925 furono realizzate, con il contributo dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (Iacp), nove cosiddette “casine” al di là della ferrovia, lungo l’attuale via Camagni, nel rione Vittoria. Si trattava di villette con impianto a T, ciascuna con due alloggi con ingresso indipendente: sei monopiano per capi operai e tre a due piani per impiegati; ogni edificio era dotato di giardino. Tipologicamente, il complesso costituiva un vero e proprio villaggio che si ispirava alle “città giardino” già sperimentate e realizzate da Broglio in diversi quartieri di Milano (Villaggio “La Postelegrafonica” in viale Zara, Villaggio giardino “Campo dei Fiori”, tra Villapizzone e la Ghisolfa e Villaggio giardino “Gran Sasso”, nei pressi di piazzale Piola).
Sembra che durante la Seconda Guerra mondiale in una di queste casine abbia abitato l'attrice Franca Valeri, figlia dell'ingegnere della Breda Norsa, di origine ebraica. Più o meno in quel periodo iniziò a usare il cognome della madre, Valeri, per sfuggire alle leggi razziali e che conservò fino alla morte, avvenuta all'età di 99 anni. Gli abitanti più anziani di quelle case ricordano le visite del fidanzato dell’epoca, poi marito, Vittorio Caprioli, a bordo di una vistosa automobile americana, insolita in un contesto del genere.
Dalla scheda SIRBeC ARL - MI100-06842 il gruppo delle casine Breda risulta tutelato dal provvedimento ope legis (L.1089/1939 art. 4) e inserito nel piano regolatore comunale adottato nel 1973. Nel passato il Comune di Sesto San Giovanni presentò all’Aler, proprietaria delle villette, un progetto (elaborato da Vittoria Testa, delegata per l’Ufficio Casa ma purtroppo rimasto senza seguito) che prevedeva la ristrutturazione degli edifici e la nascita di un villaggio semi protetto destinato a ospitare, accanto ai pochi e anziani abitanti che lì ancora vivevano, persone con difficoltà psicologiche di medio basso livello. L’edificio più grande, che si affaccia su via Renzo del Riccio, avrebbe dovuto ospitare gli spazi per il centro e alcune attività, nei giardini i nuovi abitanti avrebbero potuto coltivare. Le casine Breda, che costituiscono un piccolo tesoro di archeologia industriale, benché gravemente deteriorate, sono sopravvissute a un tentativo di demolizione per farne un parcheggio e ora sono oggetto, a quanto pare, di un non precisato programma edilizio. L'Associazione ViviVittoria, che opera nel rione Vittoria, consapevole della storia del villaggio, che fa parte integrante del rione, nel 2025 si è proposta per contribuire a conservare questa testimonianza del passato, valorizzandola nel modo migliore al servizio della comunità.
Bibliografia: La Società italiana Ernesto Breda per costruzioni meccaniche. Dalle sue origini ad oggi, 1886-1936, Mondadori, Verona 1936).
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