2615 - Società Ernesto Breda. Case per lavoratori
A partire dal 1910 la Società italiana Ernesto Breda (Sieb) “si preoccupò vivamente del problema concernente le abitazioni per i suoi impiegati ed operai, ed in quell’anno costruì in Sesto San Giovanni, in località adiacente ai suoi stabilimenti, un primo gruppo di case a più piani” (La società italiana Ernesto Breda …, 1936, p. 115). Un primo intervento fu realizzato dalla Breda già nel 1903 con l’organizzazione di un Dormitorio femminile presso l’oratorio di Santa Margherita alla Torretta. Nel 1910 fu costruito, tramite la Federazione Cooperativa Milanese, un primo nucleo abitativo in via Venezia, al numero civico 25, su progetto dell’architetto Giovanni Broglio (vedi 8016). Esso si configurava come un vero e proprio quartiere sul modello del quartiere Rottole dell’Umanitaria a Milano, anch’esso progettato da Broglio nel 1909. Inizialmente, il quartiere Breda prevedeva ventisei fabbricati, ma di questi ne furono realizzati solo sei.
Tra il 1920 e il 1925, grazie a un accordo finanziario con l’Istituto autonomo delle case popolari (Iacp) di Milano, furono costruite, sempre su progetto di Broglio, nove cosiddette “casine” (vedi 2257), con impianto a T e due alloggi con ingresso indipendente: sei monopiano per capi operai e tre a due piani per impiegati; ogni edificio era dotato di giardino. Tipologicamente, il complesso costituiva un vero e proprio villaggio che si ispirava alle “città giardino” già sperimentate e realizzate da Broglio in diversi quartieri di Milano (Villaggio “La Postelegrafonica” in viale Zara, Villaggio giardino “Campo dei Fiori”, tra Villapizzone e la Ghisolfa, e Villaggio giardino “Gran Sasso”, nei pressi di piazzale Piola) e costruite dallo Iacp.
Nell’aprile del 1925 iniziò la costruzione di una grande casa a più piani, ad esclusivo scopo di abitazione, sull’area che lo Iacp si era assicurata fra le vie Bergomi e Marconi. Anche questo edificio fu progettato da Broglio. Con il prospetto principale lungo la via Bergomi, esso aveva un corpo con timpano centrale, quattro piani fuori terra, un basamento in materiale cementizio al piano terra coronato da una cornice marcapiano che allineava i davanzali del primo piano. La facciata era elegantemente scandita in verticale dalla presenza di finestre aggettanti tra primo e secondo piano.
Nel 1936 Broglio progettò, sempre per i lavoratori della Breda, il quartiere Luigi Razza (intitolato al ministro dei Lavori Pubblici, morto nel 1935) tra le vie Rovani e F.lli Bandiera. Si trattava in questo caso di case a corte e in linea. L’ultimo progetto dell’architetto Broglio per la Breda fu elaborato nel 1941 e riguardava un edificio in linea da costruirsi in via Damiano Chiesa, che prevedeva due gruppi di fabbricati, a 3 ed a 4 piani fuori terra, costituiti da alloggi di 2-3 locali. Esso però non venne realizzato così come l’aveva concepito l’architetto a causa della sospensione, decretata nei primissimi mesi del 1942, di tutti i lavori edili non aventi carattere bellico. Questa iniziativa edilizia fu portata a termine solo nel 1948 con modifiche al piano originale.
Bibliografia: La Società italiana Ernesto Breda per costruzioni meccaniche. Dalle sue origini ad oggi, 1886-1936, Mondadori, Verona 1936.
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